Un altro parere sulla lettiera coltivata

Il tema è di quelli che interessano, perché i vantaggi della lettiera coltivata, o compost barn come viene definita, non sono trascurabili.

Ci sono varie esperienze in atto, con questa o quella variante, e ognuna pone spunti interessanti.

Ad esempio questa realtà – una grande stalla ottimamente gestita – nella quale l’ultimo investimento fatto è stata una stalla nuova, tutta su compost barn.

È stata ultimata da poco più di un anno ed è destinata a vacche che dopo il parto (animali vecchi, con problemi agli arti, tanta mammella, eccetera) sono poco adatti alla cuccetta e necessitino di un ambiente più confortevole.

Qui si utilizza del separato da digestato proveniente dall’impianto biogas aziendale, alimentato a soli liquami e letame.

È stato adottato un particolare separatore con il quale la percentuale di sostanza secca può andare dal 32-33% al 45%.

Il separato più asciutto è quello che si usa in inverno, quando il problema dell’umidità e dei ristagni nella massa è più temibile.

Qui spicca sicuramente il grande numero di ventilatori installati, punto chiave – sottolinea l’allevatore – nella buona gestione del compost barn in autunno e inverno.

Qui ci sono circa 33 bovine su 900 mq: questa stalla è un jolly dinamico, che permette di recuperare bovine che spesso si potrebbero perdere perché inadatte alla stalla classica su cuccette.

Una stalla che potrebbe ospitare un gran numero di vacche in più se fosse a cuccette e che ha un costo per la ventilazione decisamente superiore, se consideriamo il rapporto ventilatori/numero di capi.

Insomma, come spiega l’allevatore, accanto ai vantaggi certi in termini di benessere, non bisogna sottovalutare i punti critici.

Il costo, innanzitutto, perché superfici e strutture sono da dividere per un numero ridotti di capi.

Il problema dei ristagni e dell’umidità, che in autunno/inverno, nelle aree padane, è da considerare sempre con attenzione.

La necessità di avere spazi entro i quali ci si possa muovere agevolmente con il trattore e l’erpice per le lavorazioni quotidiane, cosa che favorisce decisamente una struttura nuova rispetto all’adattamento di strutture vecchie.

E, in merito alla necessità di agevolare le operazioni di lavorazione della lettiera, per questa nuova stalla è stato scelto un ingresso del tipo denominato Passo canadese.

Una soluzione poco diffusa, ma che ha il vantaggio di permettere all’allevatore di entrare e uscire dalla stalla con mezzi vari senza dover aprire e chiudere un cancello.

Le bovine non escono, perché i rulli adiacenti che lo costituiscono sono una superficie poco salda da cui le bovine si tengono alla larga.

Quindi,  per sintetizzare, quale bilancio per il compost barn?

Positivo per gli effetti, problematico per i costi, secondo quello che dicono qui.

Il punto di incontro a mezza strada potrebbe essere la via più indicata? Ossia: uno spazio ridotto su compost barn per quegli animali che richiedano di fare la lattazione in un ambiente particolarmente comodo, restando alla classica stalla a cuccette per il resto della mandria.

Una sorta di jolly a turbo-benessere per una certa porzione di animali a rischio, da recuperare, con problemi, ma grandi produttrici. Il dibattito, ovviamente, è aperto.

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