Si consuma sempre meno latte. Ma davvero è solo una questione di fake news?

Oggi è la giornata del latte. E parlando di latte è inevitabile parlare di consumi che diminuiscono, con un trend che sembra insensibile ad ogni rianimazione.

 

Sul banco degli imputati, ovviamente, c’è la questione fake news e gli allarmismi che esse provocano, dando al latte (ma anche alla carne rossa e altre produzioni animali) e a chi alleva bovine per produrlo le colpe per ogni nefandezza di ordine tecnico e morale, oltre a considerare detta bianca bevanda un killer pronto a scatenare ogni devastazione nell’organismo di qualsivoglia vivente.

 

Ovviamente non è così e gli studi si sprecano dimostrando l’assurdità di certe affermazioni.

 

Quello però che vorrei sollevare, come provocazione, riguardo a questo dibattito, è: davvero sono solo le fake news la causa di un inesorabile (sembra) declino nel consumo di latte? E, invece, se non fosse (solo) per questo?

 

Intendo: davvero bastano messaggi (spesso grotteschi) sui rischi del consumo di latte per definire un trend così declinante?

 

Dico questo perché, da quel che vedo, non noto minimamente una diminuzione nel consumo di sigarette o alcool (e fermiamoci qui), soprattutto nella fascia di popolazione (chiamiamola anche di consumatori) più giovane e dinamica.

 

Proprio quella fascia di consumatori che ha, più o meno, voltato le spalle al latte e alla sua bontà, visto che i consumatori più datati al latte non rinunciano di certo.

 

Ora, se il blocco derivasse dalle fake news allarmistiche, per colpa delle quali il giovinetto spaventato guarda al latte come fosse arsenico, perché mai il medesimo giovinetto non dovrebbe fare lo stesso, altrettanto spaventato, con sigarette e alcool che, fino a prova contraria, non sono mai presentati come prodotti della salute?

 

Perché questa fascia di consumatori al messaggio salutistico (fake o reale che sia) non dà poi tutto questo peso. L’influenza su di loro è data da altri canoni comunicativi, guarda caso quelli che fanno di sigarette e alcool elementi cool, quindi acquistati e utilizzati.

 

E il latte? Il latte è la cosa meno cool che possa esserci sullo scaffale, ai loro occhi.

 

Certo, questa è una generalizzazione grossolana, sono il primo a riconoscerlo.

 

Ma è solo per dire che forse il calo del consumo di latte (che è soprattutto legato alla fascia più giovane dei consumatori, ma che, crescendo – salvo conversioni tardive – porterà l’onda sempre più avanti) il calo nel consumo di latte, dicevo, non è tanto (solo) una questione di fake news sul latte. Banalmente, esso è un alimento percepito come vecchio, trascurabile, uncool. Come guardare un vecchio varietà sulla tv generalista rispetto a una serie su Netflix.

 

Quindi? Quindi, se si vuole conquistarla, serve una comunicazione specifica rivolta a questa fascia di consumatori, diversa da resto della platea, con testimonial mirati, che siano parte di loro, con i loro gesti, i loro linguaggi, i loro meccanismi, i loro social.

 

Bisogna convincerli, insomma,  che il latte non solo è fresco, ma è anche cool.

 

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