Quali strade per il latte?

Nel recente rapporto Rabobank sull’industra del latte, a cura di Tom Bailey, senior analyst dairy  (clicca qui) si fanno alcune considerazioni interessanti sulla situazione del latte e sui suoi possibili sviluppi. Considerazioni di ordine generale e globale, ma sempre utili.

Nonostante la sua popolarità sia in declino in Usa e Europa e le vendite declinanti – dice il rapporto – il latte rimane e rimarrà un prodotto fondamentale nelle dinamiche dell’industria e del commercio.

Le potenzialità del latte (per i suoi valori nutrizionali) sono infatti elevate, con possibilità da sfruttare per i mercati in crescita e per quelli sviluppati.

Tuttavia esso deve reinventarsi e proporsi in maniera nuova, per essere in grado di intercettare i nuovi trend.

Per i rivenditori poi il latte ha una importanza centrale, dato che gli acquirenti di generi alimentari che acquistano latte tendono ad acquistare generi alimentari significativamente in quantità maggiore di quelli che non lo fanno.

Ecco perché – nota a margine – il latte è un prodotto chiave per i rivenditori online nella loro bagarre per attirare gli acquirenti di generi alimentari.

Tornando alla necessità di “reinventare” il latte, le guerre dei prezzi al dettaglio, le vendite in calo e la crescente concorrenza dei nuovi prodotti, hanno ridotto i margini, rendendo difficile per le aziende razionalizzare gli investimenti nel marketing e nell’innovazione.

Tuttavia marketing e differenziazione sono le due vie da praticare e, sia pure con la certezza che i tempi passati (di alta marginalità) sono passati per sempre, non mancano opportunità da cogliere per le industrie in grado di percorrere queste due strade.

Solo le aziende più efficienti e con differenziazioni reali e brand efficace possono farcela, sottolinea il rapporto.

Due i protagonisti del prossimo futuro: il latte Uht nei mercati in via di sviluppo e le presentazioni premium di latte caratterizzato da sostenibilità e qualità per i mercati più sviluppati.

Detto ciò, ci sono quindi possibilità per i produttori di inserirsi in questa situazione, anche alla luce della rivoluzione nel commercio alimentare dettata dall’online, che si abbatterà anche sui freschi?

Sì, ma non senza rischi.

Mettere in pista un proprio impianto di imbottigliamento, o accordarsi per un impianto con più produttori richiede un grosso investimento e impegno nel tempo per poter dare risultati sperati.

E non si sfugge alla logica della differenziazione di prodotto e del marketing.

IMG-8374.JPG