Ricerca calori e fecondazioni? C’è chi non ci pensa più (perché la fa fare ad altri)

 

Cosa avevano in comune un paio di allevamenti che ho visto da poco? Una scelta precisa fatta: quella di affidare integralmente a una azienda esterna la gestione della parte riproduttiva.

 

In queste due aziende la scelta è scaturita da una analisi sulle cose da fare, sul tempo a disposizione, sulle persone disponibili.

 

E la conclusione è stata quella di scorporare il segmento strategico della rilevazione calori e delle fecondazioni e affidarlo a tecnici esterni, liberando tempo e energie per tutto il resto del lavoro di stalla, onde poterlo fare al meglio.

 

Una diminuzione della propria professionalità? Non proprio, a sentire gli interessati. Sia in un caso che nell’altro allevatori di grandi capacità, con stalle da grandi numeri.

 

Gente che i calori li sa vedere e le vacche le sa fecondare, insomma.

 

Ma, sottolineano, le cose da fare in stalla sono tantissime, e in certe stagioni dell’anno oltre ogni possibilità di fare le cose bene. Anzi, la stalla di oggi richiede che le cose siano fatte benissimo, farle bene può non bastare.

 

Conciliare la ricerca calori e, soprattutto, le fecondazioni, con la scarsità di tempo in molti mesi all’anno (ad esempio quando l’impegno in campagna porta via ore e ore) diventa difficile.

 

Si contrae il tempo destinato alle cose riproduttive, e i risultati peggiorano.

 

Ora, dicono, della parte riproduttiva ci occupiamo nelle scelte strategiche, negli obiettivi di mandria, ma nel giorno dopo giorno c’è chi lo fa per noi. Meglio di quanto potremmo fare, noi perché fanno solo questo.

 

È la stessa logica di chi, cambiando totalmente ambito, delega in toto a terzisti la gestione della campagna, per liberare tempo, risorse ed energie alla stalla.

 

E c’è dell’altro.

 

Una ricerca interessante mostrata durante il recente convegno dedicato alle vie per migliorare il PR aziendale, è stato evidenziato come ci siano differenze significative nel tasso di concepimento e nel numero di dosi utilizzate allorché l’inseminazione venga  fatta da un inseminatore professionale o dall’allevatore nella propria stalla.

 

Mediamente il primo arrivava a un Conception Rate del 45% rispetto al 27% del non professionista.

 

Questo soprattutto per una questione di specializzazione dell’inseminatore professionale, che fa solo quello ogni giorno e acquisisce una preparazione e sensibilità (osservazione dei segnali dati alla vacca, analisi del muco, pulizia nella fecondazione, gestione delle dosi, eccetera) impossibili da raggiungere per chi fa in azienda altre mille cose, spesso litigando con il tempo a disposizione.

 

Altro punto sottolineato a margine: dietro la semplice operazione di inseminazione si nascondono margini di miglioramento non sempre colti in tutta la loro potenzialità nelle stalle.

 

 

Con stalle di dimensioni crescenti, con l’eccellenza richiesta per ogni segmento produttivo, con il tempo a disposizione che resta lo stesso, la delega di parte delle attività, in certe realtà, è una scelta che ha senso e dà risultati.

 

 

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