Come erano avanti questi visi pallidi

Come erano avanti questi visi pallidi.

Quando decisero di massacrare tutti o quasi i bisonti delle praterie americane (e già che c’erano tutti o quasi i nativi americani) per noi popolo bue si trattava di crudeltà, affarismo, sfruttamenti minerari, conquista di territori. A volte semplicemente stupidità.

Ma, appunto, noi siamo popolo bue: ignorante, che non capisce. Che si ostina a pensare – ad esempio – che con il riscaldamento globale l’allevamento c’entri ben poco. Molto, molto, molto meno di quanto pesi il comparto industriale e dei trasporti, per dire.

Ma, chiaramente, così pensando e ragionando, dimostriamo tutta la nostra arretratezza rispetto al pensiero unico imperante, con i suoi dogmi, i suoi sacerdoti, i suoi trombettieri.

Che, indifferenti alla realtà, ai dati, alle prove scientifiche, continuano imperterriti a suonare la stessa musica: è tutta colpa degli allevamenti se la CO2 cresce, se il clima sale, se il pianeta soffre.

Hai voglia a mettere in fila numeri, dati, prove scientifiche che dicono il contrario.

Niente da fare: il pensiero unico dominante non ammette eretici sui temi diventati dogmi di fede.

E uno di questi dogmi è che l’allevamento animale per fare latte e carne è male e va combattuto con ogni mezzo.

Anche – udite udite – con requisizioni di terre, con riduzione forzata delle mandrie nazionali per ridurre le emissioni.

Lo si comincia a leggere qua e là in certi articoli su quotidiani di grande tiratura.

E lo si pensa anche a livello europeo, dato che certe idee hanno a Bruxelles, nella Commissione addirittura, devoti chierichetti, pronti a farle diventare norme.

Che ciò serva a tirare la volata alla carne chimica, al latte chimico e al business che c’è dietro è molto più che un sospetto.

Tutto questo cosa centra coi visi pallidi del vecchio west?

Ma certo! Se non l’avete ancora capito la loro era un’azione meritoria, ante litteram: liquidare una enorme popolazione di ruminanti che, brucando prima e ruttando poi, riempivano l’atmosfera di metano e CO2.

Ovviamente tutto è stato rovinato da chi ha voluto sostituire quei bisonti con bovini allevati, ma i massacratori di bisonti non potevano pensare a tutto.

E poi non era colpa loro se al tempo non c’era una Greta a girare in carrozza per spiegare i rischi della CO2.

Tuttavia, c’è un passaggio che dovrebbe suscitare qualche interrogativo nei menestrelli del “morte agli allevamenti intensivi”: se la mandria globale è sempre più o meno rimasta la stessa, dato che i domestici hanno sostituito i selvatici, come mai il problema del riscaldamento globale è solo roba relativamente recente?

Lo so, approssimo in maniera un po’ grossolana, ma: se noi riducessimo forzatamente le mandrie allevate e tornassero i selvatici in grande numero sulle terre abbandonate, questi selvatici non produrrebbero a loro volta CO2?

Senza ovviamente affrontare in questa sede il tema della produzione di alimenti, evidentemente irrilevante per chi vorrebbe il mondo nutrito a latte di avena e carne sintetica.

E poi: davvero queste produzioni sono a impatto climatico zero? Che a dircelo siano attori e miliardari vari che si muovono da un punto all’altro del pianeta su jet privati lascia qualche dubbio.

Poi è chiaro che lavorare sull’efficienza, sulla sostenibilità, sulla circolarità negli allevamenti è necessario e doveroso ed è quello che si sta facendo da tempo, e anche bene.

Ma, ripeto: noi siamo popolo bue, un po’ ignorante. Al punto da credere che i bisonti non furono sterminati per ridurre il carico di CO2 del pianeta.

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