E se vendessimo il latte fresco pastorizzato porta a porta?

 

E perché non immaginare che un’azienda si possa organizzare la vendita del latte fresco pastorizzato porta a porta?

 

Attenzione, non il latte crudo a gettone in un distributore automatico, ma latte pastorizzato (il che taglia alla radice ogni problema presente o latente legato a una materia prima cruda, imposizione di bollitura, eccetera) e omogeneizzato, ossia con la parte grassa finemente dispersa, cosa che aumenta e migliora il gusto del latte.

 

Partiamo dalle premesse:  perché non usare a proprio vantaggio una serie di debolezze che frenano chi produce latte, oggi più che mai? Come insegnano in certe arti marziali: sfruttare lo slancio dell’avversario a proprio vantaggio.

 

Vediamo queste  debolezze. C’è l’eccesso di latte prodotto in azienda rispetto alla quota, sempre più difficile da collocare a un prezzo che non sia ridicolo. Per dirla diversamente, c’è l’impossibilità di aumentare la produzione.

 

C’è poi il divario  tra il prezzo pagato al produttore e quello che il consumatore paga quando prende la bottiglia di latte fresco pastorizzato sul banco del supermercato.

 

Ma c’è dell’altro. E lo metterei – come nel Monopoli – nella categoria non degli Imprevisti ma in quella delle Probabilità. C’è una storia che va indietro di decenni di latte portato porta a porta fuori casa, come il pane fresco.

 

Se il fornaio porta una parte del suo prodotto a domicilio, perché non può farlo chi fa il latte? Ovviamente, solo una parte del latte prodotto. Una piccola parte, magari. Eccedente, o prodotta da un gruppo specifico di bovine per dare più ricchezza al latte.

 

Certo, non è una passeggiata: bisogna attrezzarsi con la tecnologia adatta per la pastorizzazione e il confezionamento, dotarsi di un locale idoneo autorizzato allo scopo, dotarsi di un mezzo refrigerato per le consegne, organizzare una routine efficace per la raccolta degli ordini e la consegna nell’orario migliore (quando si trova gente a casa), bisogna saper creare e mantenere una clientela. Non è finita. Bisogna disporre di materiale che assicuri il mantenimento della temperatura corretta nella bottiglia consegnata (se questa non è data direttamente all’interessato): ad esempio dei contenitori coibentati dove tenere la bottiglia con il latte.

 

Tanto da organizzare e valutare, certo, ma indubbiamente si recupera un protagonismo andato perduto nella comunità in cui si vive e lavora: produrre e vendere direttamente, mettendosi alla prova.

 

E si può comunicare direttamente con i clienti finale, mostrare la stalla e come si alleva, cosa mangiano gli animali, come sono allevati, cosa significa benessere animale. Realmente e a chi berrà quel latte, non a ipotetici consumatori sconosciuti.

 

Procediamo.

 

Bisogna promuovere l’attività con un marketing intelligente: spiegare in lungo e in largo i benefici del latte, la sicurezza della pastorizzazione, fare incontri nelle scuole, crearsi un marchio accattivante e delle etichette di impatto, che mostrino l’azienda e che comunichino con il consumatore, organizzare giornate in stalla, regalare magari la prima settimana il latte porta a porta

 

Anche il mezzo delle consegne va caratterizzato e deve diventare uno strumento di marketing esso stesso.

 

Già, belle parole, ma i numeri? Si sostiene un’idea del genere?

 

Di quelli ne parliamo la prossima volta.

 

testin6

 

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0 Commento

  • Buonasera. ho letto ora l’articolo che parla della vendita del latte a domicilio…porta a porta. Chiedevo se ci sono stati sviluppi in merito all’iniziativa e se era possibile approfondire il discorso. Grazie, a presto.

    • Non saprei era solo uno spunto. Ognuno poi deve fare i suoi conti e le sue valutazioni di opportunità e praticabilità.

  • Sarebbe una cosa grandiosa si torna agli anni 50 cosi si vendeva il latte e senza controlli

    • Non direi. Chi lo fa vende latte pastorizzato con tutti i controlli del caso.

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