In Inghilterra un contributo per favorire il ricambio generazionale

Anche se non è tra i temi maggiormente frequenti nel dibattito tecnico, che l’età media di chi lavora in agricoltura sia alta non è una novità. Del resto il gelo demografico nazionale è alla base di tantissimo problemi, non solo per il settore primario. Però manteniamoci in questo ambito.

C’è un dato che l’esperienza conferma: con l’aumentare dell’età diminuisce la propensione alla novità, al cambiamento, alla scelta di nuovi percorsi.

Il problema – se vogliamo restare in ambito agricolo – è che il dato anagrafico si incrocia con una fase dove i cambiamenti e le novità si stanno affacciando in quantità.

Due in particolare: la questione tecnologica e digitale, che richiede menti aperte a questi mondi per afferrarne tutte le potenzialità e la questione ambientale, che investe anche agricoltura e zootecnia.

Due elementi che non possono essere schivati e richiedono nuovi approcci e nuovi protocolli.

Facile e dirsi, meno a farsi se gli attori sono per questione anagrafica portati, invece, più alla conservazione, al mantenimento dello status quo, alla recriminazione (o tempora, o mores) più che alla sperimentazione e alla novità viste come opportunità e non come pericolo.

Bene, per farla breve arrivo al punto e ringrazio l’amico che mi ha girato questa notizia.

Proprio per superare questo impasse, in Inghilterra il governo prevede di pagare gli agricoltori più vecchi un contributo (da 50mila alle 100mila sterline) affinché si ritirino e lascino il campo alle nuove leve. In tutto inserito in un più ampio progetto di inventivi per rendere più green la produzione agricola.

Una sorta di buonuscita verde, insomma, per indurre a un passo che altrimenti non avverrebbe o avverrebbe molto a rilento, “preferendo continuare a fare affidamento ai classici sussidi legati alla proprietà della terra senza prendersi rischi”, secondo le parole del Ministro per l’ambiente inglese. In UK l’età media in agricoltura è di 59 anni e quattro agricoltori su 10 superano i 65 anni.

Il governo di Sua Maestà con questa mossa è convinto di guadagnare una transizione più veloce ed efficace verso un’agricoltura più sostenibile, a minore impatto, più attenta al territorio, all’acqua, allo stoccaggio di carbonio, alla biodiversità.

Grazie all’ingresso di nuove leve in agricoltura, giovani – tra l’altro – nati e cresciuti in un ambiente digitale e per questo più capaci di sfruttarne appieno le potenzialità.

Chi vuole saperne di più clicchi qui.

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