Fecondazioni con seme da carne: cambia qualcosa nella lattazione successiva?

In un recente articolo comparso su Dairy  Herd (che potete leggere qui) si affronta una questione la cui attualità cresce in maniera importante. Cresce infatti con la velocità con cui aumenta la frequenza di fecondazioni con seme da carne negli allevamenti di vacche da latte.

Del resto è cosa nota: con il sessato si può tranquillamente ridurre il numero di fecondazioni in purezza per le necessità della rimonta e quindi sempre più inseminazioni sono fatte con seme da carne.

La domanda che si poneva la ricerca ripresa dall’articolo era questa: la fecondazione con seme da carne ha un effetto sulla lattazione successiva, in termini di latte prodotto o di contenuti del latte stesso?

Domanda non astratta, perché fisiologicamente una vacca da latte che porta in utero un soggetto “da carne” può ricevere input fisiologici dall’embrione del tipo: “Hei, guarda che io non sono il solito vitello da latte piccolo e magro, sono un robusto soggetto da carne, che nascerà più pesante e avrà bisogno di un latte diverso, quindi atrezzati per una futura lattazione mirata a questo nuovo obiettivo“. Oppure. “Hei, guarda che sono un embrione palestrato, vedi di dedicare più attenzioni e risorse alla mia costruzione in utero e cambia un po’ le tue abitudini riguardo alla quantità di latte che produci di solito”.

Mi scuso per lo scempio di tomi e tomi di fisiologia della vacca da latte e procedo oltre.

Il quadro di riferimento della ricerca è quello irlandese, dove il 50% circa delle fecondazioni del patrimonio bovino da latte avviene con seme da carne. Sono state esaminate 350mila gravidanze, di cui 2/3 dairy su dairy, le rimanenti beef su dairy.

Qualche risultato.

Pochissima differenza sulla produzione complessiva nella lattazione seguente, economicamente insignificante, meno di 20 dollari su tutta la lattazione in valore commerciale. Nessuna differenza anche per i componenti del latte tra i due gruppi, mentre viene segnalato un aumento nel conteggio delle cellule somatiche nelle bovine che hanno portato a termine una gravidanza con un ibrido.

Differenze trascurabili, comunque. A fronte di un valore di mercato del vitello ibrido che ovunque nel mondo è nettamente più favorevole del soggetto in purezza.

Sottolineatura doverosa, sia pure ovvia: attenzione alla facilità al parto, che deve essere un requisito irrinunciabile.

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