Frisona e Chianina: che ci azzecca?

 

Come mi diceva un allevatore di chianine alcuni giorni fa, la situazione è ottima per i “chianinari”.

 

C’è una richiesta di carne di chianina che cresce, trascinata da consumi di carne bovina che si stanno ridefinendo su un segmento più alto di qualità. E c’è anche la faccenda del “nato e cresciuto” in Italia sull’etichetta che comincia a farsi sentire.

 

C’è poi, anche – e soprattutto – il trend in crescita delle hamburgherie e delle bracerie che si moltiplicano nelle città.

 

In tutto ciò, ovviamente, la Chianina ha un nome che è un vero e proprio marchio di qualità noto anche ai profani e questo fa sì che, per tornare a noi, la richiesta di carne cresce, i prezzi pagati salgono e, altro aspetto significativo, trovare fattrici da mettere in stalla diventa un’impresa difficile e costosa (per chi compra), perché chi le ha le tiene e cerca di aumentarne la consistenza in stalla.

 

Bene, procediamo.

 

Se i prezzi di manzette, manze o fattrici di Chianina sono in crescita, questo significa che la questione potrebbe interessare anche chi della Chianina non si è mai occupato.

 

Ed è proprio questo il senso della chiacchierata con l’allevatore.

 

Perché non esclude in un prossimo futuro, sia pure in linea teorica per ora, di inserire frisone nella sua stalla da utilizzare come riceventi di embrioni di Chianina (prodotti nella sua stalla) per aumentare l’offerta di animali in purezza da vendere, oltre che assicurare le proprie necessità di rimonta e di crescita numerica dei capi.

 

Problemi al parto? Li esclude: il vitello di Chianina è sì grande – dice – ma è soprattutto lungo di arti e snello. Ciò significa che “sguscia via. Veramente l’esempio che mi ha riportato per spiegare la questione – riferito peraltro a un noto cattedratico che evidentemente ha il dono della sintesi estrema – è che “è più facile ficcare in … eccetera eccetera … una banana che un mandarino”. Greve, ma rende l’idea.

 

Insomma, non sarebbe un grosso problema.

 

E, quindi, torniamo al punto di partenza.

 

Ha senso continuare a fecondare tutta una mandria in purezza? No, perché con il sessato si può diversificare tra animali di valore genetico elevato che daranno la migliore genetica per la rimonta e oneste vacche da battaglia da utilizzare per produrre capi da ingrasso.

 

 

Incroci, in linea di massima, è quanto accade (sia pure in maniera non ancora sistematica e organizzata per dare numeri significativi in grado di occupare quella quota di ristalli in arrivo ogni anno dalla sola Francia).

 

 

Ma, a questo punto, perché non fare un passo ulteriore, impiantare embrioni e produrre capi in purezza?

 

 

Ad esempio capi chianini, per i quali l’appetito del mercato cresce e paga.

 

 

Con i conti della serva, giusto per darmi un’idea, l’allevatore mi diceva che con i prezzi attuali una manzetta venduta dà il reddito di una lattazione di Frisona. Con la differenza che non si rinuncia alla lattazione e la Chianina non ha grandi esigenze – e costi – in mangiatoia.

 

 

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