Ho preso l’influencer

C’è un passaggio intermedio nella comunicazione tra azienda produttrice e consumatore. Un anello intermedio il cui ruolo si sta sempre più chiaramente delineando: quello dell’influencer, del food-blogger o come preferite chiamarlo, ossia di quel o quei soggetti che, grazie a una visibilità importante e a un seguito numeroso sui social riescono a trasferire messaggi. 

Perché il consumatore, preso come entità singola, è la cosa più sfuggente che ci sia: indefinibile, vuole questo e vuole il suo contrario: come direbbe Pirandello è uno, nessuno, centomila. Anzi, il più delle volte nemmeno sa di preciso cosa vuole. 

Però recepisce il messaggio dell’influencer, lo fa proprio, lo assimila. 

Questo è uno dei passaggi importanti della Serata Steaming Up di ieri, con Giovanni Crivello che ha raccontato la sua storia di azienda da latte che ha chiuso la filiera e iniziato a vendere direttamente: yogurt, formaggi e poi latte fresco alimentare confezionato.

Una vicenda estremamente istruttutia, perché il nostro uomo ha idee decisamente originali anche su temi caldi del momenti: benessere animale? basso consumo di antibiotici? Importanti, ma attenzione a pensare che possano trainare chissà quale entusiasmo in fatto di acquisti. Perché ormai sono stati metabolizzati, sono diventati pre-requisiti. Come l’Ogm o il Km zero di un tempo: ora – in termini di appeal sul consumatore – sono involucri o poco più.

Cosa serve allora? Serve comunicare, comunicare, comunicare il più possibile e con tutti gli strumenti possibili, alla nicchia di riferimento. Perché un’azienda che chiude la filiera è a una nicchia che deve proporsi, e questa nicchia va curata e coccolata.

Anche aprendo l’azienda, invitando, passando ore a spiegare, a mostrare, a creare suggestioni, dalla campagna alla stalla. Vale più di mille marchi, spiega Giovanni Crivello.

Volete saperne di più? Qui sotto c’è il link della Serata. 

https://www.facebook.com/watch/live/?v=245770677018424&ref=watch_permalink

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