Nessuno tocchi il cinghiale

 

Fa danni, fa vittime, si moltiplica senza controllo, arriva ormai alle periferie delle città.

 

Il cinghiale è un esempio lampante di come l’Italia sia un Paese generoso: campagne di ripopolamento abbinate a mille vincoli sugli abbattimenti, e lui zitto zitto si è preso tutto lo spazio che ha voluto e non ha intenzione certo di fermarsi.

 

È aiutato, in questo, non solo dalla mancanza di nemici naturali in maniera significativa e adeguata al suo contenimento (almeno per ora i lupi preferiscono occuparsi di pecore e vitelli, del resto fanno parte anche loro della casta degli intoccabili e fanno quel che vogliono) ma anche dalla capacità del nostro sistema politico-amministrativo di produrre il minimo in termini di risultati con il massimo spiegamento di soggetti e attori, gente di buona volontà e azzeccagarbugli, animalisti duri e puri che nemmeno la zanzara si dovrebbe ammazzare e cercatori di buon senso.

 

Ma, come sempre accade quando una biglia entra il un flipper (che è un’immagine calzante del nostro sistema di produzione di norme e regole) difficilmente arriva dritta in fondo. Normalmente rimbalza di qui e di là, va giù e torna su, poi va di lato e va dall’altro, a destra, a sinistra, avanti, indietro.

 

Così per il contenimento dei cinghiali. I danni crescono, i pericoli pure, l’esasperazione trabocca.

 

Ma, come sempre accade nel Paese che tutela più le nutrie dei bambini, il cinghiale non si tocca: vada e si moltiplichi, la politica ha altro da pensare. E, se ci pensa, poi ci ripensa.

 

Infatti, ci sarebbe anche chi ci pensa, come la Regione Lombardia che ha emanato lo scorso luglio una legge sul controllo del cinghiali, ma non sia mai che una cosa di buon senso passi, anche se non sono così sicuro che i cinghiali conoscano i confini regionali.

 

Per essere sicuri che il buon senso non prevalga ci ha pensato il Governo, che il 15 settembre ha deliberato di impugnare, presso la Corte Costituzionale, la Legge Regionale della Lombardia n. 19 del 27 luglio 2017, in materia di gestione venatoria del cinghiale.

 

Ovviamente questo sarebbe abbastanza per rendere la faccenda poco seria, ma non ancora comica.

 

Suvvia, questa è l’Italia.

 

Ecco allora che, a confezionare la barzelletta, ci si mette la Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, che, proprio il giorno precedente l’illuminata scelta del Governo, ha affrontato il delicato tema, non più rinviabile a detta di questo organismo, dell’emergenza fauna selvatica.

 

Non disponendo di strumenti normativi idonei ad affrontare l’emergenza, gli assessori all’agricoltura chiedeva al Governo l’adozione di uno strumento specifico ed urgente per il controllo di una questione che sta andando allegramente fuori controllo.

 

E il Governo cosa fa, il giorno seguente? Impugna davanti alla Corte costituzionale la legge con cui, almeno in Lombardia, si cominciava a dare un quadro normativo utile a risolvere il problema.

 

In chiusura non resta che citare, finalmente, una  cosa seria, tratta dal sito asterixweb.it: “I cinghiali sono il passatempo preferito dei Galli, insieme a menare i Romani. Infatti Asterix e Obelix si recano quotidianamente nella foresta che circonda il villaggio per andare a caccia di cinghiali”.

 

Avevano capito tutto, anche riguardo ai cinghiali.

 

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