Qui una volta era tutto silomais (e ora è pascolo per le asciutte)

“Pascolo per le asciutte? Talmente tanti vantaggi che non tornerei più indietro”.

Un passo indietro, guardate la foto: qui una volta era tutto silomais.

Quattro ettari circa che da otto anni sono tornati a prato stabile. Una scelta dettata dalla volontà di ridurre il silomais in razione per  aumentare la quota di fieno, che poi è diventata anche una perfetta opportunità per realizzare un’area pascolo per le asciutte.

Siamo nel lodigiano, dove la terra irrigua è la regola e dove, per molti decenni, la regola è stata quella di rompere i prati, arare e via col mais.

Ora, in verità, si comincia a vedere qua è là il percorso opposto. Si è visto che il prato stabile in area irrigua ha tantissime buone carte da giocare per l’azienda agro-zootecnica, sia per la parte prettamente alimentare delle bovine che per la valenza ecologica e di sostenibilità complessiva che esso garantisce.

Ma stiamo divagando. Torniamo a noi.

In questa azienda, dunque, sono ormai anni che per le asciutte (e le manze gravide) si è scelto il pascolo, dedicando ad esso una parte di terra prima adibita a seminativo.

Pascolo inteso nel vero senso della parola, nella sua funzione alimentare per le bovine, non semplicemente un’area funzionale per muoversi liberamente.

Si adotta la tecnica del pascolo razionale Voisin, con l’area a prato suddivisa in parcelle di circa 1200 mq, con un carico di una cinquantina di capi tra asciutte e manze.

Gli animali stazionano 24 ore per ogni parcella. Quindi sono spostati in quella successiva e così via. Alla fine, parcella dopo parcella, tornano in quella di partenza. In 20 giorni si fa il tour completo delle 16 parcelle.

Questa tecnica esalta la funzione nutrizionale del prato, massimizzandone la resa.

Il cotico non è troppo calpestato e sfruttato dato che le bovine qui stazionano solo 24 ore; le deiezioni concentrate in un’area ristretta favoriscono l’effetto fertilizzante; le irrigazioni (indispensabili) permettono un rapido e ricco ricaccio anche nella fase estiva.

Le parcelle sono definite da filo elettrificato, è stata creata una via centrale di accesso che collega direttamente alla stalla et voilà, il gioco è fatto: massima utilità, minimo costo.

Peraltro la corrente per i recinti è garantita da un pannello solare, quindi sostenibilità che si aggiunge a sostenibilità.

Qui le bovine hanno libero accesso alla parcella dalla stalla H 24. Nella stalla, su lettiera, hanno il punto di abbeverata e del fieno disponibile. Il pascolo è chiuso solo per un tempo limitatissimo nella stagione invernale.

Naturalmente serve qualche attenzione in fase di passaggio dal seminativo al prato: la scelta delle essenze da utilizzare, l’attesa affinché il cotico erboso si consolidi prima di far pascolare le bovine, la gestione degli spostamenti, l’organizzazione delle parcelle.

Vantaggi? Tantissimi, spiegano qui (e l’allevatore in questione è anche veterinario buiatra, giusto per aggiungere un dettaglio non indifferente).

Ad esempio? Benessere per le bovine, tono muscolare migliorato, scomparsa (o quasi) di ritenzioni di placenta e patologie podali, parti che avvengono senza problemi, non di rado nel prato.

Anche una minore mortalità dei vitelli: considerando che il colostro è indubbiamente più ricco di vitamine dopo due mesi a pascolo, aria, sole ed erba è cosa più che plausibile.

E poi c’è il risparmio sui costi alimentari, perché il pascolo è davvero un pascolo che alimenta le bovine, e c’è anche il risparmio sulla lettiera, visto che se ne consuma assai meno di prima.


C’è poi la questione benessere animale: un’area come questa fa fare un bel passo avanti nelle classificazioni del benessere animale, anche se la stalla è una struttura datata e con qualche limite.

Ultimo, ma non ultimo per importanza, già ora e ancor di più domani: l’immagine della stalla, l’effetto “cartolina”. Sono tempi dove ogni pretesto è buono per attaccare la stalla da latte come luogo di malversazioni e crudeltà sugli animali.

Vorrei proprio vedere le facce di questi intrepidi incursori davanti a uno spettacolo come questo…

Per concludere, come si è iniziato: “Pascolo per le asciutte? Talmente tanti vantaggi che non tornerei più indietro”.

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