L’illusione che la questione deiezioni si possa risolvere a livello di singola azienda

Quando si parla di questione ambientale si entra in un discorso complesso, fatto di tante facce che vanno a comporre un poliedro tematico di estrema attualità. Così come di estrema attualità è la questione energetica, fatta di approvvigionamenti, disponibilità, costi.

Due aspetti, due facce del poliedro.

E ne aggiungerei una terza: la questione comunicativa, ossia la capacità del mondo della produzione di offrire argomenti convincenti per sostenere le proprie ragioni e dimostrare che nel mosaico di una società moderna il suo ruolo non è quello del predatore di risorse, bensì di indispensabile tassello.

Per stare in ambito zootecnico e semplificando al massimo il concetto la questione ambientale è la possibilità di fare (e dimostrare) tutto quello che si può per ridurre al minimo, azzerare addirittura, alterazioni di suolo, aria e acqua.

Da qui alla gestione delle deiezioni il passo è brevissimo. Però, se ci mettiamo insieme la poca terra disponibile nell’Azienda Zootecnica Italia, specie in determinate aree a maggiore vocazione e il carico animale (che risente della necessità o del desiderio di crescere delle aziende) il quadro che ne deriva è sicuramente complicato.

Per uscirne, dove non c’è terra (o non ce ne è a sufficienza) servono tecnologia e investimenti. Ma – e qui arriviamo al punto – pensare che tutto ciò possa essere affrontato e risolto in maniera efficace ed efficiente a livello di singola azienda è pia illusione.

L’unica strada in grado di portare a risultati positivi sia quella dell’unione, dell’associazione tra aziende.

Certi problemi complessi si possono gestire solo a livello associato.

E quello delle deiezioni è uno di questi. Unirsi significa avere numeri e massa critica per affrontare sfide tecnologiche complesse, dotarsi di figure professionali che possano dedicarvisi a tempo pieno, produrre beni richiesti dal mercato: energia in primis, ma anche concimi chimici (ad esempio dal processo di rimozione dell’azoto), anidride carbonica, sostanza organica. Prossimamente idrogeno, biomolecole…

Perché questo si possa realizzare è richiesta una dimensione industriale (e competenze qualificate per farla marciare spedita) che non è – non può essere – alla portata di una singola azienda. Ma per un consorzio di aziende sì, con benefici per ognuna di esse.

Ricordando sempre quel che sembra una sottigliezza, ma è sostanza come tutto il resto: non basta fare, serve comunicare. Nella fattispecie, comunicare quello che di buono deriverà dall’opera in cantiere.


Ad esempio dare calore gratis a una scuola, o a un ospedale, vicino alla sede dell’impianto.

Non bisogna essere indovini per capire che calore e riscaldamento saranno argomenti convincente se i rubinetti tradizionali del gas cominceranno a chiudersi, togliendo spazio alle chiacchiere e lasciando il posto alla fredda (in ogni senso) realtà.

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