Shredlage: il “laminato di mais” prenderà il posto del trinciato?

 

 

Se è vero che tra alcuni anni, come sostiene questo allevatore che l’ha provato, sarà tutto così, conviene cominciare a prendere confidenza con la cosa. E cioè con lo shredlage.

 

Di cosa si tratta? Per dirla un po’ maccheronicamente è una forma di trinciatura del mais particolare, che ha un effetto di sfibratura, sfilacciamento, laminatura che dir si voglia della pianta.

 

Sul web si trova abbondante documentazione in merito, compresa una ricca offerta iconografica.

 

Meglio quindi tornare all’esperienza concreta dell’allevatore, uno dei pochi che in Italia ha provato questa modalità, riportandone una totale soddisfazione, al punto da sostenere che entro pochi anni tutto il silomais sarà così.

 

 

Nella trincia da “laminato di mais” il terzista (non ce ne sono molti, almeno per ora) adotta dei rulli particolari, controrotanti e uno speciale rompigranella.

 

Risultati?

 

Due soprattutto: la lunghezza di taglio, che passa a circa 3 centimetri (più del doppio rispetto al classico trinciato) e le caratteristiche fisiche della porzione di mais, che è lunga ma è sfibrata, sfilacciata, laminata, molto più attaccabile dai microbi ruminali.

 

Non solo: praticamente scompare la granella intera e si guadagna in ricchezza d’amido della massa.

 

Come spiega il nutrizionista che gestisce la razione qui e in altre stalla dove il “laminato di mais” è in uso si possono usare quantitativi molto più alti di silomais, perché si ha un prodotto che è degradato meglio a livello ruminale e ha anche un effetto fibra effettiva decisamente interessante. Al punto che nella razioni invernali in cui è presente può sostituire in tutto o in parte il fieno.

 

Senza dimenticare la faccenda non trascurabile di avere molto più amido digeribile.

 

Come racconta l’allevatore (che decise di passare allo shredlage l’estate scorsa dopo una grandinata che aveva colpì parte del suo mais), la percentuale di amido nelle feci è diminuita del 5%.

 

In razione le quantità si fanno importanti: 30 kg, dice, ma anche di più: si arriva fino a 40 kg e oltre. Il che può essere un bel vantaggio in certe situazioni.

 

Che la fibra aumenti lo si vede nel latte: dopo 15-10 giorni è cresciuto il contenuto di grasso.

 

Sulla trincea ovviamente bisogna considerare che è una massa più spugnosa e meno compattabile, e quindi vanno studiati i livelli di sostanza secca, che dovranno essere leggermente inferiori, anche perdendo un po’ del valore in amido (che comunque, come visto, si recupera poi in mangiatoia).

 

Sarà davvero come pensa questo allevatore e tra qualche anno sarà la norma in tutte o quasi le stalle? Non resta che aspettare e, nel frattempo, drizzare le antenne quando si parla di shredlage.

 

 

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