Considerazioni (e qualche esperienza pratica) sull’asciutta selettiva

L’asciutta selettiva è un argomento destinato a prendere sempre più spazio nel dibattito tecnico. La scadenza per la sua obbligatorietà è ancora relativamente lontana e questo potrebbe indurre a un certo vizio di lasciare che il tempo passi senza fare molto (o niente del tutto), rinviando il da farsi alla scadenza dei tempi regolamentari, invocando deroghe, proroghe e paventando disastri. Cose già viste.

 

Fatta questa premessa, torniamo alla questione, come sempre riportando esperienze e indicazioni di chi su questa strada si è già avviato ed ha esperienza da raccontare.

 

Ad esempio su un possibile equivoco. E cioè che l’applicazione dell’asciutta selettiva sia un mezzo per arrivare a un risparmio della spesa per farmaci. Su questo, come mi hanno spiegato in una grande azienda del comprensorio del Parmigiano Reggiano, dove l’asciutta differenziata è già di casa da vari anni, è bene essere chiari: i costi cambiano poco.

 

Ma come? Meno antibiotico usato uguale meno costi. Non è così? In effetti il discorso è più articolato, e vale il no, ma anche il sì.  Vediamo.

 

Minimo ripasso: asciutta selettiva significa fare il trattamento antibiotico alla messa in asciutta non a tappeto, ma solo alle vacche con una soglia di conta cellulare definita (ad esempio 200mila cellule) e/o che hanno avuto episodi di mastite nella lattazione che vanno chiudendo. Sulle altre sigillante, e basta.

 

Tuttavia, e qui entriamo nello specifico di questa azienda, qui si è già fatto un ulteriore passo avanti: si sono abbandonate tutte quelle molecole antibiotiche di classi più avanzate, per tornare all’utilizzo di “vecchie” molecole per il trattamento in asciutta, ma anche per quei trattamenti si rendessero necessari in tutto il ciclo di vita della bovina.

 

Anche questo passo è in linea con l’idea di fare prima, su base volontaria, quello che dopo sarà obbligatorio per tutti e così facendo posizionarsi in una graduatoria di appetibilità maggiore per l’acquirente del prodotto.

 

Continuiamo.

 

Come mi spiegava l’allevatore, il costo di questi antibiotici di “vecchia” molecola è addirittura superiore a quello dei più recenti di classi più avanzate. Quindi si fanno meno trattamenti, ma a costo unitario superiore.

 

Certo, non è solo questa la questione che giustifica l’assunto espresso dal titolo.

 

C’è il potenziamento della sanità e della resistenza della bovina. Fare l’asciutta differenziata richiede animali più sani, più reattivi, più resistenti: questo deriva da millemila fattori, ma anche, per avere un effetto immediato, da una serie di prodotti mirati proprio al potenziamento dell’attività immunitaria e alla prevenzione. Efficaci, ma sicuramente non gratis. Idem per le vaccinazioni, che diventano l’architrave della strategia di prevenzione: precisi, efficaci, ma, anche loro, non gratis.

 

Ecco perché, a conti fatti, l’asciutta selettiva non va letta come opportunità per spendere meno in farmaci.

 

Oppure no?

 

Esatto, anche no. Perché l’asciutta selettiva non è una pratica avulsa da tutto il resto, ma la pietra angolare di un diverso modo di concepire e migliorare la gestione aziendale.

 

Un criterio nuovo, fatto di massima igiene generale, di lettiere pulite, di spazi e benessere, soprattutto nel settore di asciutta, di box separati tra primipare e pluripare, di controllo del microclima in ogni fase, di densità minori, di bovine più forti, meno stressate e più resistenti alle malattie.

 Inutile sottolineare che tutto ciò comporta anche una revisione critica della selezione adottata, con maggiore attenzione a tutti quei caratteri che vanno in questa direzione.

In questo contesto l’asciutta selettiva può essere inserita e, in questo contesto, il risparmio nella spesa complessiva di farmaci ci sarà, ma deriverà non tanto dal momento dell’asciutta, quanto dalla riduzione dei trattamenti complessivi necessari per mastiti, metriti, ritenzioni, dislocazioni, problemi podali, trattamenti sui vitelli e via elencando.

 

E, dettaglio non di poco conto, l’uso di molecole antibiotiche più datate, con i loro tempi di sospensione, ripropone/riproporrà con forza il problema del latte di scarto allorché si fanno/faranno dei trattamenti. Col prezzo di un litro di latte in zona Parmigiano è facile fare il conto del costo indiretto di un trattamento di mastite solo per il latte di scarto che comporta.

 

Ripeto: l’asciutta differenziata va letta solo alla luce di una visione complessiva della stalla, non come momento a sé stante.

 

Con una postilla finale in questa lunga chiacchierata: la stalla che ne deriva è quella che meglio soddisfa le richieste del consumatore: meno farmaci, più benessere.

 

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