Asciutta selettiva: il conto alla rovescia è cominciato

Scordiamoci il trattamento antibiotico a tappeto in asciutta su tutte le bovine. Non subito, certo, ma il tempo a disposizione per organizzare il nuovo modo di procedere non è così tanto: un paio d’anni scarsi.

Nel 2021, infatti, sarà obbligatoria in tutte le stalle l’asciutta selettiva. Il che significa trattamento antibiotico all’asciutta mirato solo su quei capi che lo richiedano per una questione curativa.

Usare il trattamento a scopo preventivo (cosa che è stata l’architrave della prevenzione delle mastiti nei decenni scorsi (con innegabili risultati nel miglioramento della sanità della mandria e della qualità del latte) non sarà più possibile.

Il tutto si inserisce in un discorso più complesso, nel modello di zootecnia che si sta chiaramente delineando, e che ha nella riduzione dei quantitativi di antibiotici nelle produzioni animali una questione  prioritaria e per la quale la pressione normativa, ma soprattutto del consumatore e di chi lo rappresenta di fatto, ossia la Grande Distribuzione, si è fatta e si farà sempre più stringente.

Non è, infatti, solo la pressione normativa, e questo è bene ricordarlo: l’accettabilità di una produzione animale diventa e diventerà sempre più correlata (anche) alla quantità di antibiotici immessa nel ciclo di produzione.

È un tema ormai afferrato dal consumatore e veicolato dalle grandi catene che gestiscono l’alimentazione mondiale, dalla distribuzione in genere, dalla comunicazione: insomma, indietro non si torna.

Detto ciò, un conto è dire e un conto è fare. Soprattutto perché abbandonare il trattamento antibiotico a tappeto in asciutta potrebbe essere catastrofico in molte realtà, con esplosione di mastiti e quindi massiccia necessità di curare poi. Il che significa usare più antibiotici. Ma anche qui, be careful: nel paniere delle molecole a disposizione si tornerà indietro, perché il contenimento del problema delle resistenze microbiche sottrarrà al settore zootecnico non poche frecce attualmente a disposizione. Quindi curare le mastiti potrebbe essere affare ancora più complicato, per costi, latte scartato, complicazione gestionale.

Senza contare che il monitoraggio centralizzato del consumo di antibiotici in stalla porterà a provvedimenti diretti verso i meno virtuosi, che dovranno mettersi in regola non tanto per amore quanto per forza.

Insomma, per tornare al tema: l’asciutta differenziata calata su una realtà inadeguata può significare un mezzo disastro.

E questo non solo per la singola stalla, ma anche per i circuiti di eccellenza che fanno formaggi Dop e che guardano sempre di più all’export.

Un crollo nelle caratteristiche qualitative del latte ritirato nelle stalle sarebbe già un grosso problema, ma lo sarebbe anche di più il dover spiegare perché quel formaggio che si dice eccellente ha nella sua base produttiva, tra coloro che forniscono la materia prima, una situazione così critica per quantità di antibiotici usata.

Perché, giova ripetere, l’asciutta selettiva calata su una realtà non adeguatamente preparata e pronta, significherà fare un balzo verso il peggio.

Che fare, allora?

In primo luogo usare bene il tempo che c’è a disposizione. Due anni di tempo non sono pochi.

Il dato delle cellule somatiche va conosciuto, analizzato, studiato con il proprio veterinario per ottenere tutte le informazioni che può dare sui punti di miglioramento possibile della gestione aziendale, delle strutture, dei protocolli di mungitura e di asciutta, sulla presenza di capi da escludere, sui microbi che circolano in allevamento.

Non basta abbassare la quantità di cellule media nel latte, anche se è una via obbligata, perché non è sempre automatico che a basse cellule non ci siano problemi di patogeni più o meno pronti a colpire.

Altro punto chiave: i locali di asciutta e di transizione. Bisogna guardare a queste strutture con un occhio diverso, e dare loro (in termini di spazi, densità, pulizia, gestione delle lettiere, controllo microclimatico, riduzione degli stress) quanto fino ad ora non sempre è stato dato.

Questo perché senza la coperta del trattamento generalizzato all’asciutta, la prevenzione delle mastiti richiederà ancora più attenzione e non concederà possibilità di distrazione. E, nemmeno, permetterà locali inadatti e carenti per le asciutte e la transizione.

Sarà un po’ come al circo con i trapezisti che fanno il loro numero senza più rete di protezione. Bisogna essere pronti e allenati prima che la rete sia rimossa.

Ci sono due anni per fare allenamento e farsi trovare pronti.

box asciutta