La bovina social è (anche) quella che si accontenta in mangiatoia

Immaginate (o, magari, per qualcuno è stata un’esperienza reale, chissà), immaginate, dicevo, due diverse situazioni. La prima, una fidanzata che esiga solo di uscire in costosissimi ristoranti stellati. La seconda, invece, una fidanzata, che invece si accontenti di cenare in pizzeria, dove in due ve la cavate con 20 euro, bibita inclusa.

Ebbene, è facile concludere che l’opzione B sia preferibile per chi non ha troppi soldi da buttare. Tanto più se, al di là del risparmio quando si tratta di pagare il conto, tutto il resto è equiparabile.

E veniamo a noi.

Sul tema della conversione alimentare della vacca da latte si comincia a ragionare e ricercare, ma a livello di stalla ancora se ne parla poco e se ne discute anche meno. Eppure il tema è cruciale, per vari aspetti.

C’è la questione economica e c’è quella ambientale e di sostenibilità, che sono intrecciate intimamente. Se per produrre un litro di latte la vacca A consuma 1 e quella B consuma 0,9 è chiaro che, moltiplicato per i numeri della mandria, per i giorni del mese, per i mesi dell’anno viene fuori un dato non da sottovalutare.

Per il costo di alimentazione, ma anche per il minore consumo di suolo, di acqua, di risorse, di liberazione di gas serra.

Peraltro, così come si promuovono macchine risparmiose nei consumi, lo stesso potrebbe essere un ottimo messaggio in chiave di marketing e di immagine per la produzione del latte, che non gode di tutta questa grande simpatia mediatica.

lo so, mi sto ripetendo, ma è così: il latte in quanto latte, semplice bevanda bianca (ma anche tutto il sistema dei derivati) ha bisogno sempre di più di nuove spinte di marketing per contrastare il declino.

E il marketing ha bisogno di argomenti facili, di sicura presa. Del resto – e divago – il marketing negativo verso le produzioni animali non fa altro che usare facili argomenti, anche a volte semplificazioni e fake news, per portare acqua al suo mulino.

Dunque, il tema della conversione alimentare è cruciale.

Servono animali che mangino meno, che trasformino meglio foraggi anche non perfetti, ma che abbiano prestazioni e produzioni paragonabili. Perché sono questi gli animali su cui si può costruire (anche) un racconto di marketing efficace per cambiare l’idea della produzione animale.

I tempi del ristorante stellato, per stare alla metafora di partenza, sono tramontati, e non è detto sia un male.

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