Le emissioni di CO2 saranno il nuovo “benessere certificato” nelle contrattazioni future sul prezzo del latte?

 

Il benessere animale certificato entra in un contratto collettivo sul prezzo del latte alla stalla. È accaduto con l’accordo in Lombardia, di cui si è detto.

Vorrei portare la vostra attenzione su questo dettaglio perché conferma un percorso che ogni volta si ripropone, sia pure cambiando il dettaglio considerato.

Ci sono valori che si aggiungono nel tempo. Inizialmente sono la scelta volontaria di qualche precursore, poi col tempo diventano un obbligo.

Lo era in passato per la qualità del latte e vale ora per il benessere certificato: probabilmente assisteremo ad un innalzarsi progressivo dell’asticella della classificazione minima per non incorrere in penalizzazioni.

Tuttavia di benessere animale è da molto che si parla e ci sono aziende già ottimamente posizionate quanto a classificazione, che quindi possono guardare senza alcun patema d’animo all’ingresso di questa soglia tra i fattori cogenti.

Adesso è il momento di capire quale sarà il prossimo fattore destinato a passare da scelta volontaria a elemento obbligatorio.

Capirlo in anticipo è importante, perché permette di posizionarsi in quella fascia di primi che può sperare in qualche vantaggio economico dal fatto di avere già quello che tra un po’ dovranno avere tutti.

Azzardo un’ipotesi: le emissioni di CO2 per litro di latte prodotto.

Sono convinto che sarà la nuova frontiera, la nuova asticella per il domani.

Essere pronti già oggi, avere qualche calcolo, qualche certificazione sulla propria produzione che dimostri in maniera oggettiva una situazione virtuosa, impostare un piano di miglioramento a tappe programmate in tempi brevi è una scelta intelligente, per essere pronti in anticipo e dare, per un po’, un valore maggiore al latte che si vende.

Prima che diventi un obbligo per tutti.

 

pascolo vacche asciutte