Il calore del biogas per allevare insetti?

 

Una via che si sta affacciando solo ora in Italia, ma che ha grandi potenzialità grazie alle aperture della normativa europea, è l’allevamento di insetti per la produzione di farine proteiche per l’industria mangimistica.

 

Niente a che vedere con le immagini più o meno fantasiose di grilli nel piatto, ma una cosa seria.

 

Perché è una prospettiva interessante per chi ha un impianto biogas?

 

Semplice. Questa produzione si basa sulla moltiplicazione di larve di determinati insetti, in genere tropicali, che nella loro crescita sono in grado di utilizzare enormi quantità di sottoprodotti.

 

Una volta sviluppate queste larve sono, diciamo così,  spremute ed essiccate per ottenere farine proteiche.

 

Ma la crescita e lo sviluppo di queste larve presuppone temperature costanti ed elevate, e quindi calore in abbondanza.

 

Proprio quello che ha in esubero un impianto di biogas.

 

Dal 2018 le farine di insetti possono essere utilizzate per l’allevamento di pesci, il prossimo anno per i mangimi per polli, con un ulteriore allargamento nell’alimentazione zootecnica nell’anno seguente.

 

Data la grandissima richiesta di farina di pesce e l’incapacità della produzione di fare fronte alla domanda questo ramo della produzione di proteine animali ha un grande futuro e lo sottolinea anche l’interesse di fondi finanziari per investire in questo settore per il quale anche in Italia si stanno proponendo realtà interessanti.

 

Ma dagli insetti si può ottenere anche altro: in particolare biopolimeri e molecole di grande interesse per la creazione di bioplastiche, altro settore destinato a grande sviluppo a breve sulla scia dell’abbandono della plastica verso materiali biodegradabili.

 

Lo stesso digestore però è in realtà il centro di quelle bioraffinerie da cui fare uscire non solo energia, ma una miriade di molecole per una enorme varietà di utilizzi: per l’industria, la farmaceutica, la cosmetica.

 

Un mondo nuovo da considerare con tanta attenzione.

 

 

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