Programmare la quantità di manze necessarie (il resto è un costo che non ci si può permettere)

 

I tempi in cui si fecondavano  le vacche, si contavano le femmine che arrivavano e si allevavano più o meno tutte sono, con molta probabilità, finiti.

 

 

Non che manchi ancora oggi chi segue questo metodo, ma gli strumenti a disposizione dell’allevatore, in termini di prodotti e di assistenza specializzata  sono tali da rendere tutto ciò abbastanza arcaico.

 

 

Soprattutto per una questione di costi, diretti e indiretti, che gravano sulla stalla quando il numero di manze allevato sproporzionato rispetto ai reali bisogni della stalla.

 

 

Certo però che queste necessità bisogna conoscerle bene, avere ben chiaro e dimostrato da numeri e dati storici il polso esatto della stalla,  gli obiettivi per il futuro, le caratteristiche di ogni vacca, e poi su tutto ciò  ragionare e programmare, per avere quel che serve, quando serve, in termini di rimonta.

 

 

È chiaro che un lavoro del genere è efficace quanto più il management aziendale è tale da assicurare una minima mortalità dalla nascita alla prima fecondazione, cosa che consente di non dovere allargare eccessivamente i numeri di manze da produrre (per stare nella fascia di sicurezza) rispetto al tasso di rimonta programmato.

 

 

Stesso discorso per la durata in stalla delle bovine: quanto più questo dato è positivo e regolare, tanto più sarà possibile calcolare con efficacia il numero di manze da produrre.

 

 

Tutto ciò è una piega non trascurabile (anche se abbastanza trascurata) dove si possono celare recuperi di redditività interessanti: le manze allevate sono un costo, rendono solo se inserite al più presto nella fase produttiva.

 

 

Se per qualche ragione in allevamento se ne allevano più del dovuto non solo non si recupererà probabilmente quanto speso con la loro vendita (e già basterebbe questo) ma c’è anche da considerare l’ingombro degli spazi conseguente e il carico di deiezioni da gestire.

 

 

Ingombri e carico di deiezioni che potrebbero essere sfruttati per animali produttivi.

 

 

Del resto, in altri campi della produzione, sempre più si va affermando la pratica della riduzione al minimo del magazzino. La logica è quella del “just in time”.

 

 

In pratica si inverte la vecchia logica di produrre prodotti finiti per il magazzino in attesa che questi siano venduti, passando alla logica secondo cui occorre produrre solo ciò che è stato già venduto o che si prevede di vendere in tempi brevi.

 

 

Il che, tradotto in una stalla da latte, significa produrre (in questo caso manze) solo ciò che si prevederà necessario per gli obiettivi prefissati, di produzione di latte e/o di crescita numerica aziendale o, eventualmente, di vendita di capi.

 

 

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