Il robot di mungitura non è utilizzato come vorreste? Chiamate l’alimentarista

Se un robot di mungitura non “lavora” con l’efficienza desiderata dietro ci possono essere tanti motivi. Tanti motivi, intendo, che niente hanno a che fare con la tipologia di macchina scelta, la tecnologia usata, il colore del produttore.

Certo, ci possono essere anche questi, ci mancherebbe, ma la tecnologia a questo riguardo ha fatto tali progressi e offre standard tali che forse sarebbe meglio puntare l’attenzione su altro.

Ossia tutto ciò che con il robot in senso stretto, inteso come macchina,  non ha a che fare, ma lo ha molto di più con quello che è il lavoro di ogni giorno dell’allevatore, che può gestire e controllare. E, all’occorrenza, modificare.

Percorsi, posizionamento, ostacoli, problemi podali, sovraffollamento, ventilazione e climatizzazione nell’area di accesso e alimentazione delle bovine, per citarne un po’.

Senza trascurare l’importanza di tutti gli altri, questo allevatore, che ha vari robot da oltre dieci anni, sottolineala questione alimentazione.

In base alla sua esperienza indica la relazione stretta che c’è tra unifeed, mangime dato nel robot e sulla frequenza ottimale di mungitura.

“Questo perché – sottolinea – dalle vacche il robot è visto soprattutto come una stazione di alimentazione e quindi la maggiore o minore attrazione che esso esercita è molto legata alla parte alimentare.

Con l’inserimento del robot bisogna trovare un buon equilibrio tra quello che si da alle vacche con l’unifeed e il concentrato che verrà dato loro nel robot di mungitura.

L’unifeed deve essere completo, ma non deve soddisfare completamente le necessità della bovina per la parte energetica, così da darle lo stimolo di recarsi al robot e mangiare dell’altro.

Anche il concentrato deve avere caratteristiche particolari: deve essere ben pellettato per non sbriciolarsi nella fase di trasporto, specialmente nei casi in cui le linee di trasporto del mangime siano lunghe.

E poi deve essere molto appetibile e possibilmente deve essere percepito dalle vacche come qualche cosa di diverso rispetto a quello che trovano nella mangiatoia.

Per queste ragioni è importante che anche l’alimentarista sia coinvolto allorché si collochi il robot di mungitura in azienda, e se si vuole che funzioni meglio.

Basta un concentrato poco appetibile e diminuisce l’accesso delle vacche al robot e quindi la produzione”.

A riprova di tutto ciò che ha evidenziato l’allevatore, non mancano esempi di aziende con robot di mungitura nelle quali un cambio di mangime, fatto per le ragioni più varie, ha comportato un diverso accesso delle vacche al robot, con conseguente penalizzazione della mungitura.

Dunque, parlando di mungitura e di robot, meglio non dimenticare che è certamente una questione di latte munto, ma è anche una importante questione di alimentarista.

nel robot da dietro 2