Addio vecchio silomais, io vado a tutto shredlage

 

Azzardo un’ipotesi, che ovviamente potrà essere smentita dai fatti. Nel giro di qualche anno tutto il trinciato di mais sarà fatto nella versione shredlage. O, per essere più prudenti, se non tutto, una buona parte. 

 

Dico questo ascoltando un altro allevatore che è passato allo shredlage. E cominciano a essere un bel numero e tutti accomunati da un giudizio estremamente positivo di questa versione “aggiornata” di silomais.

 

Anzi, più che positivo il giudizio si può definire entusiastico: più silomais in razione, rumine che lavora meglio, grasso nel latte che sale.

 

Giusto per un breve ripasso della cosa, lo shredlage è un silomais un po’ differente per le sue caratteristiche, non solo fisiche.

 

Nella trincia si adottano dei rulli particolari controrotanti e uno speciale rompigranella.

 

La lunghezza di taglio è maggiore: 2,5 – 3 centimetri, e la fibra presente è schiacciata, sfilacciata, laminata, molto più attaccabile dai microbi ruminali e somigliante più a fieno che a frammenti di pianta di mais.

 

Non ci sono pezzi di tutolo o di stocco e la granella è schiacciata e polverizzata e nella massa c’è quindi più amido. Scompaiono quindi le granelle intere nella massa e quelle indigerite rilevate nelle feci.

 

Grazie alle caratteristiche della fibra e al suo effetto ruminativo è possibile sostituire completamente o quasi il fieno (o la paglia) in razione e si può utilizzare una quantità maggiore di silomais.

 

Qui, preferendo trinciare a una umidità più bassa, se ne usano 27 kg al 37-38% di ss, il che vorrebbe dire usare 30-32 kg con una umidità maggiore. 

 

Ovviamente in trincea le cose vanno fatte bene, a maggior ragione se il livello di sostanza secca è più alto, data la maggiore spugnosità della massa.

 

Niente di insormontabile, per chi è abituato già fare del buon insilato.

 

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