A proposito di sostenibilità economica, sociale e ambientale. E come ognuna serva alle altre

Che la sostenibilità economica sia l’architrave di ogni ragionamento e considerazione in termini di tenuta del settore e di suo possibile sviluppo non ci sono dubbi.

 

Mai come ora, nelle incertezze di questa crisi, si è capito come il blocco di un ingranaggio sia un danno che si estende a tutta la filiera, date le connessioni strettissime in essere.

 

Questo significa che la tenuta delle stalle da latte è una priorità anche per quei segmenti economici a valle della filiera, e anche per chi – paradossalmente – l’allevamento in qualche misura lo combatte e lo contesta. Ci torneremo.

 

Tornando alla sostenibilità economica, dunque, non ci piove: l’azienda deve fare reddito, per poter fare anche altro. Ma sbaglierebbe chi ponesse la sostenibilità economica in contrapposizione, quasi fosse una sorta di alternativa secca, a quella ambientale e sociale.

 

Non di rado, infatti, si ragiona come se queste diverse forme di sostenibilità di una produzione fossero entità distinte, quasi in antitesi, e non elementi uniti tra loro, molto più di quanto si pensi.

 

Perché senza sostenibilità economica non è possibile pensare a una sostenibilità sociale e ambientale. Ma, nel medio e lungo periodo, la capacità della stalla di valorizzare il suo aspetto ambientale e sociale avrà ricadute importanti sulla sua sostenibilità economica.

 

L’azienda non produce solo latte e carne, ma anche cura del territorio e dell’ambiente, custodisce valori, storie, tradizioni, ricordi. È un punto di contatto tra futuro e passato. Ovviamente, l’azienda che investe anche in tutto questo, che lo fa e lo fa sapere.

 

Con la conseguenza che le distanze tra chi alleva e coltiva e chi contesta (non tutti, ovviamente, ma i più ragionevoli tra essi) si accorciano, si trovano punti di sintesi, si può immaginare di costruire qualcosa insieme e non solo di andare al muro contro muro.

pascolo vacche asciutte