Pascolo razionale: l’altra idea (possibile) di allevamento

 

Può un’azienda basarsi sul pascolo, essere produttiva e guardare al futuro con serenità?

 

Sì, può. Certo il pascolo deve essere razionale, la razza allevata avere le caratteristiche adeguate, l’allevatore appartenere alla categoria di coloro che non hanno paura di uscire da schemi tradizionali. E, ovviamente, non è certo una possibilità valida per tutti.

 

Ma, tuttavia, meno fantascientifica di quanto si potrebbe pensare.

 

Lo dimostra l’esperienza di un allevatore bellunese del quale presento un ampio reportage sul numero in uscita di Professione Allevatore.

 

In questo allevamento si va (quasi) a sola erba pascolata per buona parte dell’anno, per le vacche in lattazione e per le asciutte.

 

Vediamo qualche dettaglio.

 

Qui si applica la tecnica del pascolo razionale Voisin, un sistema di allevamento quasi pionieristico, considerato a prima vista una cosa di ultra nicchia ma che, per l’esperienza maturata da chi lo pratica, è qualcosa che può avere un posto tutt’altro che secondario anche in aziende di pianura, condotte secondo i canoni “classici”.

 

Decisamente in questa azienda protagonista è l’erba. Tutto ruota attorno all’erba o, meglio, alle particelle dove questa cresce e viene pascolata.

 

Ma grande protagonista qui è anche la Pezzata Rossa, che ha trovato un’integrazione perfetta con questo sistema di allevamento, coniugando produttività soddisfacente, resistenza, capacità di trasformazione dei foraggi e qualità del latte. Ci sono nella mandria Pezzate rosse in purezza, incroci con Holstein e poche Holstein in purezza della mandria originaria in via di sostituzione.

 

L’azienda è a corpo unico, con i terreni tutto attorno alla stalla. Quello del corpo unico non è un fatto secondario, e vedremo il perché.

 

Fino all’anno scorso, prima che si partisse con il sistema di pascolo razionale, la cosa era organizzata in questo modo.

 

La mandria era divisa in due gruppi di produzione: alta e bassa.

 

Il pascolo (sulla parte di terreno usata a solo pascolo o su quella dove seguiva il primo sfalcio: qui si fanno solo due sfalci l’anno) interessava entrambi i gruppi. Ma le alte di produzione stavano poco al pascolo e buona parte del fabbisogno alimentare era dato in stalla (in corrispondenza con il rientro per la mungitura) con la miscelata di produzione.

 

Il contrario per il gruppo di bassa produzione, per il quale il tempo al pascolo era di gran lunga maggiore e ridotta l’integrazione in mangiatoia.

 

Per una parte delle bovine c’era poi la ulteriore integrazione di concentrato fornito con autoalimentatore.

 

Fin qui il vecchio ordinamento, che pure aveva dato soddisfazioni non trascurabili.

 

Da circa un anno le cose sono cambiate in maniera drastica con il passaggio al sistema del pascolo razionale, avvenuto operativamente nel 2018.

 

Vediamo come è organizzata ora la stalla.

 

C’è un gruppo unico di lattazione, per cominciare. E, soprattutto, sono le modalità di utilizzo del pascolo a dettare i ritmi e le scansioni operative giorno per giorno.

 

Le bovine passano buona parte delle 24 ore al pascolo, ogni giorno in una particella diversa. I fabbisogni alimentari delle vacche (con una produzione media di 22/24 kg/capo/giorno) sono sostenuti per la gran parte dall’erba pascolata e l’integrazione data in corrispondenza del rientro in stalla per la mungitura del mattino e del pomeriggio si limita a un unifeed costituito da 4 kg di concentrato e 4 kg di fieno a capo, con una quindicina di soggetti che ricevono anche 1 kg di concentrato mediante autoalimentatore.

 

Di grande importanza, in questo genere di organizzazione della stalla basata sul pascolo razionale, è la definizione prima, sulla carta, e la realizzazione pratica poi, sul campo, delle singole particelle destinate al pascolo delle bovine.

 

Come avviene? Tutto ruota sulla conoscenza del cotico erboso, sulla sua produzione di erba, sui tempi di ricaccio. A partire da questi dati si stabilisce una superficie in grado di assicurare le necessità del numero desiderato di bovine in lattazione.

 

Più alta è la produzione di erba minore sarà la superficie necessaria, così come maggiore è il numero di vacche più ampia dovrà essere la superficie. Dato che la particella è occupata per un solo giorno, si dovranno avere tante particelle quanti sono i giorni necessari per avere la particella nelle condizioni di partenza, con una adeguata quantità di erba.

 

Qui sono state definite 30 particelle di circa 7500 mq. Il periodo a pascolo va da maggio a ottobre; la restante parte dell’anno le vacche stanno in stalla.

 

La cosa interessante è che su questa rotazione di 30 particelle di pascolo di montagna si possono mantenere – quasi esclusivamente con l’erba che mangiano – 70 capi in lattazione e una quarantina tra asciutte e manze gravide.

 

Le asciutte e le manze gravide seguono infatti i movimenti delle vacche in lattazione, andando a occupare il giorno successivo la particella lasciata libera dalle vacche in produzione, che sono passate alla particella successiva.

 

Ovviamente il ritmo di presenza sulle particelle può variare in base all’andamento stagionale. Se la stagione è siccitosa, con ricaccio più lento e meno erba a disposizione, servirà un numero maggiore di particelle, così da allungare l’intervallo di utilizzo e dare tempo all’erba di raggiungere una massa sufficiente.

 

La scelta del pascolo razionale è legata a una strategia aziendale, non a un capriccio o a una moda. E, come tale, presuppone anche un certo investimento strutturale, sia pure fatto più di lavoro che di materiali.

 

Tanto lavoro è sicuramente a tavolino, per definire la mappa delle particelle. Serve ovviamente terreno vicino alla stalla, non frammentato o con strade o altri ostacoli a interromperne la continuità.

 

Per ogni particella deve essere prevista la strada di accesso, per il tragitto “da” e “verso” la mungitura e vie secondarie per lo spostamento da una particella all’altra. La rete “viaria” è decisamente un lavoro non trascurabile, così come importante è la gestione della linea idrica, per portare acqua alle particelle.

 

Lo schema è quello di mettere un grande abbeveratoio nel punto centrale di contatto di quattro particelle.

 

Ci sono poi, ovviamente, le recinzioni con i fili elettrificati.

 

Come insegnano le esperienze condotte con questo tipo di conduzione, in genere all’esterno per il limitato numero di situazioni in Italia, nel giro di due-tre anni si registra un netto miglioramento del cotico erboso, che porta quindi a una maggiore quantità di erba disponibile.

 

Questo perché le bovine hanno un’area limitata di pascolo, trovano erba (anche le infestanti) in uno stadio precoce e quindi appetibile (in particolare dal gruppo delle asciutte che arriva a ruota delle vacche in lattazione), le infestanti non riescono ad andare a seme e quindi diffondersi. Inoltre c’è una concimazione naturale e ben distribuita.

 

Sbaglierebbe però chi pensasse che il metodo del pascolo razionale – fermo restando quanto detto a proposito della razza allevata – sia una faccenda solo per stalle di montagna, marginali, in aree poco vocate.

 

Può essere una opzione percorribile anche in pianura, in aree irrigue, a forte intensivizzazione, condotte con i classici protocolli di campagna e di stalla.

 

 

Un’azienda di pianura, irrigua, opportunamente particellizzata, potrebbe infatti garantire un pascolo adeguato per buona parte dell’anno a un carico – spiega un esperto – fino a 10 bovini/ha e senza, o quasi, acquisti esterni.

 

 

Sul versante dei costi ci sarebbe un crollo. La produzione diminuirebbe, certo, ma a fronte di un costo di produzione così ridotto il margine tornerebbe e sorridere, certo molto di più di quanto non succeda in molte aziende costrette a spingere sempre al massimo alla ricerca del litro di latte in più, spesso al prezzo di costi intollerabili dal bilancio.

 

 

Ovviamente significa cambiare radicalmente l’approccio all’allevamento e percorrere una via assai differente dalla maggioranza da decenni, finendo spesso per considerarla (anche da parte di allevatori, di tecnici, di docenti) l’unica possibile.

 

 

Invece non c’è una sola via al reddito e all’allevamento da latte. Ci sono tante possibilità, ognuno deve valutare un po’ quella che più gli confà, perché meglio si adatta alla sua stalla, ai suoi animali, alla sua mentalità. Pascolo razionale compreso.

 

 

Bella bella copertina.JPG

 

belle in parcella