Non sempre la manza è migliore della bovina che rimpiazza (anche se la genetica direbbe il contrario)

 

Manza di ottima genetica, figlia del meglio del meglio della selezione.

 

Dunque sicuramente migliore della pluripara che andrà a sostituire presto.

 

Giusto? Giusto, ma non sempre.

 

Infatti – e qui riferisco molti spunti forniti da un noto consulente nell’allevamento da latte in un recente convegno – ciò che si fa e ciò che avviene nei primi mesi di vita della vitella influenza direttamente ciò che sarà della sua carriera come lattifera, in termini di latte prodotto e di capacità riproduttive.

 

Non cambia la genetica che ha dentro, ma cambiano i risultati.

 

A volere essere precisi, l’attenzione deve essere posta ancora prima della nascita e delle prime settimane, perché già nella gestazione si determinano in grande misura le caratteristiche (nel bene o nel male) della futura lattifera.

 

Insomma: la vacca che si avrà dipende dalla sua genetica, certo, ma anche da come è stata allevata e nutrita la madre e da come è stata allevata e nutrita la vitella nei primi mesi di vita, oltre che della sua sanità, specialmente nelle primissime settimane.

 

La nutrizione pre e post natale, così come gli stress ed eventuali malattie subite, rivestono infatti un ruolo epigenetico sempre più chiaro e dimostrato: sono cioè in grado di andare a influire sulla espressione genetica.

 

Ecco perché la manza di ottima genetica potrebbe non essere una migliore produttrice di una pluripara, se la manza in questione, ad esempio, ha subito malattie precocemente, ha avuto una crescita ridotta nei primi 60 giorni di vita o, se durante la vita fetale, la nutrizione della madre gestante non è stata adeguata per coprire anche i bisogni del feto, oltre che quelli di lattazione.

 

Ancora, c’è un nesso tra le mastiti della madre durante la gestazione e le capacità riproduttive della figlia: più mastiti ripetute nella madre conducono a minore produzione di oociti nella figlia e quindi a una minore attività riproduttiva.

 

Discorso analogo per le malattie della vitella, particolarmente quelle infettive: più sono precoci e maggiore è la compromissione del suo sviluppo corporeo e della sua produzione di latte futura, oltre ad accrescere la suscettibilità a nuove patologie.

 

Alla quarta polmonite meglio riformare la manza, perché sarà antieconomico il suo allevamento.

 

E la produzione della madre ha un nesso con le prestazioni della figlia?

 

Sì. Manze figlie di manze produrranno tendenzialmente di più di manze figlie di pluripare, perché non hanno subito la competizione alimentare feto-ghiandola mammaria in gestazione. E manze figlie di vacche primipare produrranno di più di manze figlie di secondipare e a sua volta di terzipare, cioè di bovine con produzioni crescenti dove il problema della competizione per i nutrienti feto-mammella è presumibilmente maggiore.

 

La massima sanità in allevamento è dunque un fatto strategico: per l’oggi e per il domani. Per dirla diversamente: avere la massima sanità oggi è un buon sistema per averla anche domani.

 

E, naturalmente, per far sì che il valore genetico (che è un costo sostenuto) possa esprimersi al meglio.

 

 

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