Vitello con la madre, per un po’. C’è chi ci prova

Il tema è caldo e, c’è da scommerterci, diventerà ancora più caldo col passare del tempo. In tema di benessere animale e di lagnanze sulle “manchevolezze” dell’allevamento attuale, quella della separazione forzata e precoce del vitello dalla madre è in cima alla lista.

Certo, ci sono mille mila ragioni per farlo, eppure…

Ci sarà modo di riprendere il tema.

Intanto vediamo un tentativo di proporre una situazione differente.

In questa stalla (una cinquantina di vacche tra lattazione e asciutte) c’è un approccio all’allevamento del vitello sicuramente in linea con quel che si accennava all’inizio.

Il vitello è lasciato più a lungo con la madre nel box parto e succhia il latte a volontà.

Questo per una settimana, dieci giorni in genere, e – si badi – solo a determinate condizioni e quindi non per tutti i vitelli.

Deve essere un vitello che succhia solo dalla propria madre e non vada a succhiare latte da tutte le vacche del box parto.

Altro aspetto chiave: deve essere un vitello nato da una bovina sana, senza problemi infettivi di alcun genere.

Le vitelle sono poi messe in gabbiette e allevate in maniera tradizionale.

I maschi destinati alla vendita restano con le madri anche fino a 15 giorni dal parto.

Quanto alle bovine, l’allevatore non segnala particolari problemi alla loro mungitura (che è robotizzata). L’unico inconveniente è che a volte un quarto è già quasi vuoto (perché svuotato dal vitello) e questo viene segnalato come una anomalia dalla macchina, ma ovviamente ignorato dall’allevatore.

Altro aspetto da segnalare: i vitelli riescono a passare attraverso le barriere divisorie nella zona parto e non di rado gironzolano per la stalla e si avventurano addirittura a curiosare nel robot. Un po’ di lavoro per rimetterli al loro posto, ma comunque lo spettacolo dei vitelli liberi con la madre fa colpo su chi arriva in stalla per un’occhiata curiosa.

Già, perché questa è una stalla di montagna, in una zona turistica e su un percorso ciclabile frequentato. L’effetto cartolina non è mai da buttare via…

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